Il campione
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Dražen Petrović è stato un vero mito del basket europeo, soprannominato dapprima il “Diavolo di Sebenico” (la sua città natale, in Croazia) e poi il “Mozart dei canestri” per la genialità ed eleganza con cui sapeva trasformare il parquet in musica, alternando tiri veloci e precisi a movimenti estremamente agili, soprattutto per un playmaker di 1,97 m (altezza inusuale a quell’epoca per il ruolo).
Dopo aver vinto con la nazionale jugoslava praticamente tutto: campione del mondo e d'Europa, argento e bronzo olimpico, un ulteriore argento olimpico lo vinse con la Croazia – nel frattempo resasi indipendente dalla Jugoslavia – nel 1992, nientemeno che contro il Dream Team statunitense.
Dopo le esperienze con Cibona Zagabria e Real Madrid, fu tra i primi europei a giocare oltreoceano nella NBA, prima con i Portland Trail Blazers per poi esplodere con i New Jersey Nets, entrando nel terzo quintetto ideale della NBA (Third Team All-NBA) nella stagione 1992-93.
Detiene tuttora una delle migliori percentuali di realizzazione nel tiro da tre punti, con l’incredibile media del 43,7%, e i New Jersey Nets hanno ritirato in suo onore la maglia numero 3.
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L’ultimo viaggio
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Il 7 giugno 1993, al termine di una partita con la Nazionale croata per le qualificazioni all’Europeo, Dražen Petrović decise di non tornare a Zagabria in aereo con i compagni di squadra, ma di viaggiare in auto per passare un po’ più di tempo con la fidanzata, la modella e cestista di origini ungheresi Klara Szalantzy.
Una decisione che si rivelò fatale: la loro Volkswagen Golf, su cui viaggiava anche la giovane promessa del basket turco Hilal Edebal, si scontrò con un mezzo pesante che si era messo di traverso lungo l’autostrada A9, nei pressi di Monaco.
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prof. ing. Fabrizio Mario VINARDI
Direttore Ingegneria Forense Academy
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